Congedi in caso di adozione e affidamentoe

Congedi in caso di adozione e affidamento

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I genitori che abbiano preso in affidamento un bambino hanno diritto di usufruire di una serie di tutele, volte ad agevolarne l’inserimento in famiglia. Le tutele sono riservate ai casi in cui il nuovo entrato in famiglia sia un minore. Vediamo di cosa si tratta:

Congedo di maternità e paternità

Si tratta di un congedo spettante alla madre o alternativamente al padre in occasione di un’adozione o di un affidamento di un minore. Nel caso di adozione la durata del congedo è di cinque mesi, mentre nel caso di affidamento è di tre mesi (che devono essere goduti in modo continuativo o frazionato entro i primi cinque mesi dall’ingresso in famiglia).
Nel caso di adozione è necessario distinguere fra adozione nazionale e adozione internazionale. Per le adozioni nazionali i cinque mesi iniziano a decorrere dall’effettivo ingresso del minore in famiglia; in caso di adozione internazionale invece il congedo può essere fruito anche prima dell’ingresso in famiglia, durante il periodo che i genitori trascorrono all’estero per l’incontro con il minore e gli adempimenti relativi alla procedura adottiva.
Dal punto di vista economico vale quanto previsto per il congedo obbligatorio di maternità e pertanto spetta un’indennità pari all’80% della retribuzione, eventualmente integrata secondo quanto previsto dai contratti collettivi. La domanda va presentata esclusivamente per via telematica direttamente all’INPS o per il tramite di un patronato.

Congedo parentale

Le regole per il congedo parentale in caso di adozione ed affidamento sono le stesse previste per i genitori naturali: si tratta di un periodo massimo complessivo fra i due genitori di 10 mesi, da godere entro dodici anni dall’ingresso del minore in famiglia e comunque non oltre il compimento della maggiore età.

Dal punto di vista retributivo è prevista un’indennità pari al 30% della retribuzione per un periodo massimo complessivo fra i genitori pari a sei mesi, a patto che siano goduti entro i primi sei anni dall’ingresso del minore in famiglia. Per un approfondimento si rimanda alla scheda dedicata al congedo parentale, sia per la parte normativa sia per gli adempimenti formali.

Riposi giornalieri

Analogamente a quanto previsto per i genitori naturali, anche in caso di adozione ed affidamento la madre o in alternativa il padre ha diritto a due ore di riposo giornaliero retribuite al 100% da fruire entro il primo anno dall’ingresso del minore in famiglia. Il riposo è di una sola ora nel caso in cui l’orario di lavoro giornaliero sia inferiore alle sei ore. Per un approfondimento sulle regole e gli adempimenti formali si rimanda alla scheda dedicata ai riposi giornalieri.

Permessi per la malattia del figlio

Anche la normativa per la malattia del figlio ha come riferimento i principi previsti per i genitori naturali: i genitori adottivi o affidatari infatti possono fruire di permessi non retribuiti in caso di malattia del figlio senza limiti temporali fino all’età di sei anni del bambino. Se invece il bambino ha fra sei e otto anni, i genitori adottivi o affidatari possono fruire del congedo per la malattia del figlio per un massimo di cinque giorni lavorativi all’anno per ciascun genitore.  Tuttavia, se al momento dell’adozione o dell’affidamento il minore ha un’età compresa fra i sei e i dodici anni, il congedo per la malattia del bambino può essere fruito nei primi tre anni dall’ingresso del minore in famiglia, ampliando così l’orizzonte temporale. Per quanto riguarda gli adempimenti formali si rimanda alla scheda dedicata.

Misure sperimentali

Le misure sperimentali recentemente introdotte per i padri lavoratori di figli naturali sono estese anche in caso di adozione ed affidamento: si tratta dei cinque giorni di congedo obbligatorio e dei due di congedo facoltativo per la trattazione dei quali si rimanda alla scheda dedicata alle tutele per il padre lavoratore.

Lavoro notturno

Analogamente a quanto previsto per i figli naturali, il datore di lavoro non può obbligare a prestare lavoro notturno la madre adottiva o affidataria di un minore o in alternativa, alle stesse condizioni, il padre lavoratore con la stessa convivente, nei primi tre anni dall’ingresso del minore in famiglia e comunque non oltre il dodicesimo anno d’età del bambino.

 

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