I riposi giornalieri (permessi per allattamento)e

I riposi giornalieri (permessi per allattamento)

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Durante il primo anno di vita del bambino esiste la possibilità per la neo mamma, quando rientra al lavoro, di farlo in modo graduale e con orario ridotto

Dopo la nascita del bambino ed al termine del periodo di astensione obbligatoria, il rientro della neo mamma al lavoro è un processo graduale e la legge offre alcuni strumenti alla lavoratrice per coniugare la cura del bambino e la vita lavorativa, quantomeno nel primo periodo.

Lo strumento più utilizzato è il congedo parentale, ovvero un periodo di astensione dal lavoro di sei mesi che può essere goduto fino ai dodici anni di vita del bambino; è retribuito al 30 % fino al sesto anno e poi non retribuito o retribuito a particolari condizioni (cfr. scheda dedicata).

Un altro strumento che la legge offre alle lavoratrici ed in alcuni casi ai lavoratori è quello dei riposi giornalieri, disciplinati dall’articolo 39 del decreto legislativo 151 del 2001 e definiti storicamente “permessi per allattamento”.

Nonostante siano comunemente definiti “permessi per allattamento”, chi li richiede non deve dimostrare di allattare ancora il proprio figlio. La misura si applica alla generalità delle lavoratrici dipendenti con esclusione delle colf e delle lavoranti a domicilio e consiste in due ore di riposo, anche cumulabili, nell’arco della giornata.

I permessi giornalieri consentono alla lavoratrice di assentarsi dal lavoro fino al compimento del primo anno di vita del bambino per i seguenti periodi:

  • due ore al giorno se il suo orario giornaliero è pari o superiore alle sei ore;
  • un’ora al giorno se l’orario giornaliero è inferiore alle sei ore.

Se la lavoratrice ha diritto a due ore di permesso, queste possono essere distribuite in vario modo: la lavoratrice può fruirne consecutivamente (ad esempio uscendo in anticipo) oppure spezzarle nell’arco della giornata (un’ora al mattino e una al pomeriggio).

I riposi per allattamento raddoppiano in caso di parto gemellare o plurimo.

La retribuzione spettante per le ore di riposo giornaliero ammonta al 100% della paga. L’indennità è a carico dell’INPS ma viene anticipata dal datore di lavoro in busta paga.

Se la madre lavoratrice dipendente non si avvale per espressa rinuncia o perché appartenente a una delle categorie non aventi diritto ai riposi giornalieri, questi spettano al lavoratore padre (crf. scheda dedicata).

I riposi giornalieri sono una misura alternativa al congedo parentale fruito ad ore e pertanto nella stessa giornata la lavoratrice non può godere di entrambe le misure.

Domanda

Fare domanda per la lavoratrice è molto semplice: va presentata una richiesta al datore di lavoro prima dell’inizio del periodo di riposo giornaliero richiesto. Le lavoratrici devono presentare la domanda esclusivamente al datore di lavoro. Discorso diverso vale per i padri che fruiscono del congedo: loro infatti devono presentare domanda anche all’INPS (cfr. scheda dedicata)