Il congedo parentale per le lavoratrici e i lavoratorie

Il congedo parentale per le lavoratrici e i lavoratori

Condividi con

1212In aggiunta alla maternità obbligatoria è previsto un ulteriore periodo di astensione dal lavoro che può essere richiesto sia dalla madre, sia dal padre; entrambi hanno infatti un diritto proprio a un congedo che spetta anche nel caso in cui l’altro genitore non ne abbia titolo (ad esempio perché disoccupato). Nel rispetto dei limiti temporali sotto indicati, la madre e il padre possono fruire del congedo anche contemporaneamente.

Beneficiari
Possono fruire del congedo parentale i lavoratori e le lavoratrici dipendenti, pubblici o privati, titolari di un rapporto di lavoro in essere (il congedo eventualmente in essere cessa con la fine del contratto o con la sua sospensione). Non spetta ai lavoratori a domicilio e ai collaboratori familiari.
Spetta alle lavoratrici autonome (artigiane, commercianti, coltivatrici dirette); non spetta invece ai padri lavoratori autonomi.
Compete alle iscritte alla gestione separata dell’Inps (lavoratrici che svolgono attività di collaborazione o libere professioniste); i padri iscritti alla gestione separata hanno diritto al congedo solo in caso di affidamento esclusivo, morte o grave infermità della madre.

Durata
La durata del congedo e il termine entro cui fruirne variano in base alla tipologia di lavoro e al richiedente.
Le lavoratrici e i lavoratori dipendenti possono fruire del congedo sino al compimento dei 12 anni di vita del figlio. La durata massima del congedo è di 6 mesi per la madre e di 7 mesi per il padre per ciascun figlio. La somma dei congedi concessi ai genitori non può comunque superare gli 11 mesi.
In caso di unico genitore spetta un periodo complessivo di 10 mesi.
Alle lavoratrici autonome e alle iscritte alla gestione separata compete per 3 mesi da fruire entro il primo anno di vita del bambino.

Frazionabilità
A prescindere dalla durata massima spettante, è possibile fruire del congedo in maniera continuativa o frazionata. In caso di frazionamento è possibile fruire anche di singole giornate di congedo; nel conteggio dei periodi utilizzati si considerano i soli periodi di effettiva astensione (escludendo quindi le domeniche ed eventualmente i sabati in caso di orario articolato sulla cd. settimana corta) a patto che fra un periodo di congedo e l’altro vi sia una ripresa dell’attività lavorativa.
Il congedo può essere frazionato anche su base oraria; nel caso è possibile fruirne in misura pari alla metà dell’orario di lavoro medio giornaliero, salvo diverse indicazioni previste dal contratto collettivo di riferimento. In questa ipotesi non è possibile richiedere, nelle stesse giornate, riposi giornalieri (per allattamento) o congedo parentale orario per altri figli.

Indennizzabilità
Il congedo parentale viene indennizzato con regole molto diverse dal congedo obbligatorio. In alcuni casi il pagamento dell’indennità è subordinato alla verifica dei redditi del richiedente: se il lavoratore possiede un reddito superiore a quello fissato dalla legge non ha diritto all’indennità, ma mantiene il diritto a godere del congedo.
Ai lavoratori dipendenti il congedo viene indennizzato indipendentemente dal reddito per un periodo massimo di 6 mesi (complessivi fra madre e padre) se questi sono goduti entro i 6 anni di vita del bambino.
I periodi eccedenti i 6 mesi, o comunque goduti fra il sesto e l’ottavo anno di età del bambino, vengono invece indennizzati solo se il richiedente ha un reddito non superiore a 2,5 volte l’importo del trattamento minimo (per il 2019 il limite è pari a € 16.672,83). Per la verifica si considerano esclusivamente i redditi imponibili Irpef percepiti dal richiedente nell’anno in corso. Nel computo non si deve considerare il reddito derivante dall’indennità di congedo parentale stessa.
I periodi di congedo che si collochino dopo l’ottavo anno di vita del figlio, e sino al dodicesimo, non sono in nessun caso indennizzati.
Alle lavoratrici autonome o iscritte alla gestione separata, dati i diversi limiti temporali per la fruizione, il congedo è sempre indennizzato.
Differente rispetto al congedo obbligatorio è anche l’importo: l’indennità è infatti pari al 30% della retribuzione o del reddito di impresa dichiarato. Da segnalare il trattamento più favorevole previsto per la generalità dei contratti collettivi applicabili ai comparti del Pubblico Impiego: i primi 30 giorni di congedo (computati complessivamente per entrambi i genitori) sono infatti retribuiti in misura integrale.

Domanda
La domanda per il conseguimento dell’indennità economica per i dipendenti privati deve necessariamente essere presentata all’Inps entro la data di inizio del congedo; il trattamento economico non può essere riconosciuto per periodi anteriori alla data di tale comunicazione. La domanda deve essere inoltrata anche al datore di lavoro secondo le modalità previste dai rispettivi contratti collettivi e, comunque, con un periodo di preavviso non inferiore ai quindici giorni. I lavoratori pubblici presentano richiesta solo alla propria amministrazione.
Le lavoratrici autonome devono invece presentare domanda esclusivamente all’Inps prima dell’inizio del periodo di astensione.


Hai altri dubbi o domande?
Da oggi puoi usufruire del servizio di consulenza gratuito Parto&Riparto
dedicato a tutti i neogenitori, un aiuto concreto e personalizzato per rispondere a ogni dubbio giuslavoristico.

Clicca qui!