La gravidanza a rischio e la maternità anticipatae

La gravidanza a rischio e la maternità anticipata

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Se la gravidanza presenta delle difficoltà o se il lavoro è insalubre le tutele per la mamma aumentano, vediamo quali sono:

il periodo di astensione obbligatoria dal lavoro per le lavoratrici dipendenti è di regola pari a cinque mesi, di cui due prima della data presunta del parto e tre successivi alla nascita del bambino (cfr. scheda dedicata).

In particolari casi però l’astensione dal lavoro può iniziare prima di questo termine e durare oltre i tre mesi successivi alla nascita. Si tratta di situazioni ben precise, che consentono alla lavoratrice di ottenere il permesso di astenersi dal lavoro in anticipo per salvaguardare il buon andamento della gestazione.

Il periodo di astensione obbligatoria può essere anticipato per i seguenti motivi:

    1.  Per gravi complicanze della gravidanza o preesistenti malattie che possono essere aggravate dalla gravidanza;
    2.  quando le condizioni dell’ambiente di lavoro o la tipologia di lavoro sono insalubri e pertanto possono comportare dei rischi per la salute della lavoratrice o del bambino;
    3.  quando la lavoratrice svolge un lavoro classificato dalla legge come insalubre o faticoso e non può essere spostata ad altre mansioni.

1.  Gravi complicanze della gravidanza o preesistenti malattie

Nel caso in cui la gravidanza presenti delle problematiche che potrebbero essere aggravate dalla permanenza al lavoro oppure nel caso in cui la lavoratrice stessa presenti già una malattia che potrebbe essere aggravata rimanendo al lavoro, è necessario per la lavoratrice recarsi dal medico dell’ASL, presentando il certificato di un ginecologo che attesti che è in corso una gravidanza e che questa è a rischio. Il medico dell’ASL emette quindi il provvedimento di interdizione dal lavoro e la lavoratrice può rimanere a casa anticipando i termini della maternità obbligatoria.

2. Condizioni insalubri dell’ambiente di lavoro o del lavoro

Nel caso in cui la lavoratrice operi all’interno di un ambiente che può essere nocivo alla gravidanza o svolga una mansione che possa pregiudicare il buon andamento della stessa, la lavoratrice (o il datore di lavoro) deve rivolgersi all’Ispettorato Territoriale del Lavoro chiedendo di essere posta in maternità anticipata. L’Ispettorato può procedere d’ufficio oppure svolgere degli accertamenti, al termine dei quali valuta se concedere l’anticipo dell’astensione.

 

3. Lavori classificati insalubri dalla legge

Esistono infine degli elenchi di lavori che sono definiti dalla legge insalubri o per la tipologia di mansioni o per le sostanze cui la lavoratrice è esposta. Si tratta:

  • delle mansioni previste dall’articolo 5 del decreto del Presidente della Repubblica 25 novembre 1976, n. 1026 (per esempio lavori su scale e impalcature, lavori di manovalanza pesante, lavori che richiedano di stare in piedi per più di metà dell’orario);
  • Dell’esposizione agli agenti dell’allegato 2 del Decreto legislativo 25 novembre 1996, n. 645 (per esempio lavori subacquei, lavori in sovrapressione, esposizione a agenti chimici).

La lavoratrice in gravidanza non può essere adibita a mansioni rientranti in questi due elenchi fin dal momento del concepimento ed in questi casi il datore di lavoro deve provvedere a spostarla ad altre mansioni. Nel caso in cui questo non sia possibile la lavoratrice è posta in maternità anticipata dall’Ispettorato Territoriale del Lavoro. Sarà necessario che il datore di lavoro produca una dichiarazione dalla quale emerge l’impossibilità di spostare la lavoratrice ad altre mansioni.

Nei casi in cui le condizioni di lavoro siano giudicate pregiudizievoli per la salute della lavoratrice l’astensione obbligatoria può essere prorogata fino ai 7 mesi di vita del bambino. Il provvedimento è adottato dall’Ispettorato Territoriale del lavoro su richiesta della lavoratrice.

 

Indennizzo

Durante il periodo di astensione anticipata e l’eventuale proroga le lavoratrici dipendenti percepiscono la stessa indennità prevista per il congedo obbligatorio, cioè l’80 per cento della retribuzione media giornaliera dell’ultima busta paga.

Al termine del periodo di anticipo non è automatico il passaggio alla maternità obbligatoria e la lavoratrice dovrà fare apposita domanda per via telematica direttamente all’INPS o presso un patronato secondo le modalità illustrate nella scheda dedicata.