La relazione padre-figlio descritta da Freud è ancora valida?e

La relazione padre-figlio descritta da Freud è ancora valida?

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Siamo abituati a discutere dell’importanza della relazione madre-bambino e a parlare di psicologia dell’età evolutiva: quali fasi attraversa il bimbo, come cresce, ecc. Ma del padre spesso e volentieri ci si dimentica o si fa fatica a parlare di lui.

Nel passato, tuttavia, come molti sanno un personaggio famoso si concentrò soprattutto sulla relazione padre-figlio: il padre della psicanalisi, Sigmund Freud.

Non saprei indicare un bisogno infantile di intensità pari al bisogno che i bambini hanno di essere protetti dal padre”. Questa affermazione, fra le tante importanti di Freud, ci trasmette l’importanza da lui attribuita alla presenza del padre, a scapito della sola figura materna, vista come unica e fondamentale per la crescita del bambino. Per Freud l’importanza era dettata dalla “necessità” del figlio di confrontarsi con una figura sicura, detentrice di risorse cui attingere per acquisire stabilità, ma con cui anche scontrarsi.

Per Freud tale relazione è “fondamentale” perché fondata su una “ambivalenza” di sentimenti provati dal figlio verso il proprio genitore, importante e necessaria per garantire la sua crescita verso l’autonomia: per il figlio il padre rappresenta contemporaneamente un modello da imitare e (con lo sviluppo) un limite da superare, un rivale da sconfiggere e da cui staccarsi per affermare la propria indipendenza, le proprie risorse e il proprio ruolo sociale.  L’emancipazione da questa figura genitoriale, insomma, secondo il fondatore della psicoanalisi, rappresenta un passaggio obbligato per qualsiasi figlio, per poter reclamare con soddisfazione una propria maturità.

Oggi, queste affermazioni potrebbero sembrare superate; si dice che la figura del padre abbia perduto valore e peso rispetto al passato. Certamente non è più il padre di una volta: forte, quasi irraggiungibile e un po’ autoritario. Ma è sempre vero che il padre è indubbiamente portatore di modi di comportarsi e di comunicare diversi da quelli protettivi (materni…) di noi mamme; la completa. Il padre, peraltro, ha bisogno di qualche tempo in più della donna per diventare consapevole di cosa significhi diventare genitore. L’esperienza della maternità, il vedere il proprio corpo trasformarsi per dare nuova vita aiutano la donna a prendere consapevolezza del proprio nuovo ruolo, a pensare e a prepararsi in modo graduale e certamente più sentito.

Per questo è importante che tu e il tuo partner, futuri genitori, da subito vi prepariate insieme ad affrontare la nuova nascita, a disegnare insieme una “identità familiare”, che aiuterà il nascituro a crescere sano ed equilibrato.

Di Loretta Redaelli