Le tutele per il padre lavoratoree

Le tutele per il padre lavoratore

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Sono numerose le tutele previste per il padre lavoratore che gli consentono di assentarsi dal lavoro con diritto alla conservazione del posto, per accudire e assistere il bambino.

In occasione della nascita di un bambino la legge prevede una serie di misure rivolte alla futura mamma e poi alla neo – mamma; la funzione di tali misure è di tutelare la lavoratrice ed il nascituro (ed in seguito il bambino), assicurando nelle ipotesi previste dalla legge, la permanenza del rapporto di lavoro e la garanzia economica anche in caso di astensione dal lavoro per accudire il bambino.

Anche per il padre lavoratore sono previste una serie di tutele: alcune di queste sono riservate a lui autonomamente, altre invece sono previste in alternativa alla mamma, nel caso questa non vi abbia diritto o non possa fruirne.

I diritti riservati al padre lavoratore dipendente sono i seguenti:

a) Il congedo obbligatorio

Il neo papà, in occasione della nascita di ciascun figlio, ha il dovere di astenersi dal lavoro per cinque giorni (nel 2018 erano quattro). Tali giornate di astensione sono retribuite al 100% e vanno inderogabilmente godute entro i primi cinque mesi di vita del bambino.

Il padre lavoratore deve comunicare con almeno 15 giorni di preavviso al datore di lavoro in forma scritta le giornate in cui intende astenersi dal lavoro per il congedo obbligatorio. Sarà poi il datore a comunicare all’INPS le giornate di congedo fruite dal neo papà. La retribuzione è come detto piena e viene anticipata dal datore di lavoro in busta paga. Il congedo obbligatorio è previsto anche in caso di affidamento o adozione.

b) Il congedo facoltativo

Oltre al congedo obbligatorio sono previsti per il padre ulteriori due giorni retribuiti al 100%, a condizione però che la madre rinunci ad altrettante giornate del proprio congedo di maternità, con conseguente anticipazione del termine finale del congedo. Queste due giornate possono essere godute anche contemporaneamente alla madre. Le modalità di richiesta sono analoghe a quelle del congedo obbligatorio. Il congedo facoltativo è previsto anche in caso di affidamento o adozione.

c) I riposi giornalieri

La legge prevede entro il primo anno di vita del bambino dei riposi giornalieri di due ore per la madre lavoratrice: si tratta dei permessi noti come “riposi per allattamento”, che sono previsti anche in caso di adozione o affidamento (per una trattazione completa dell’istituto si veda la relativa scheda).

I permessi per allattamento sono riconosciuti al padre quando:

– i figli sono affidati esclusivamente al padre;

– la madre è una lavoratrice dipendente ma sceglie di non avvalersene;

– la madre è lavoratrice autonoma o non lavora e pertanto è impossibilitata ad usare i permessi;

– la madre è deceduta o è gravemente inferma.

d) I permessi per la malattia del bambino

Entro i primi 8 anni di vita del bambino è prevista la possibilità per i genitori di astenersi dal lavoro in occasione di una malattia del figlio (per una trattazione completa si rimanda alla scheda dedicata). Tali permessi sono non retribuiti (salvo che il Ccnl preveda diversamente). Per i primi tre anni di vita sono in numero illimitato e possono essere goduti alternativamente dal padre o dalla madre, mentre fra il terzo e l’ottavo anno sono previsti per un massimo di cinque giorni per ciascun genitore. In ogni caso, come esposto nella scheda dedicata, va presentata al datore di lavoro la relativa certificazione medica.

e) Il congedo obbligatorio alternativo alla madre

Ci sono dei casi nei quali la madre non può godere del periodo di astensione obbligatoria di cinque mesi (vedi scheda dedicata) ed il diritto si estende al padre lavoratore. Si tratta delle seguenti ipotesi:

– Morte o grave infermità della madre;

– Abbandono del bambino da parte della madre;

– Affidamento del bambino al padre in via esclusiva;

– Madre lavoratrice autonoma.

In tutte queste ipotesi i cinque mesi di astensione, retribuiti all’80% spettano al padre che dovrà presentare opportuna domanda all’INPS in via telematica o direttamente o attraverso un patronato, allegando anche la documentazione attestante le situazioni sopra esposte.

f) L’astensione facoltativa (o congedo parentale)

Come presentato nella scheda dedicata, l’astensione facoltativa corrisponde alla facoltà per i genitori di assentarsi dal lavoro in modo parzialmente retribuito una volta terminato il periodo di astensione obbligatoria. L’astensione facoltativa può essere goduta entro i 12 anni di vita del bambino. Il congedo parentale spetta al genitore richiedente anche qualora l’altro genitore non ne abbia diritto.

La durata massima del congedo è di 7 mesi per il padre (6 per la madre); la somma dei congedi concessi ai genitori non può, comunque, superare i 10 mesi elevabili a 11 se il padre ne ha fruito per di più di 3 mesi. In caso di genitore solo spettano 10 mesi complessivi. Il congedo può essere fruito continuativamente o in modo frazionato o su base oraria.

Ai fini dell’esercizio del diritto, il genitore è tenuto, salvo casi di oggettiva impossibilità, a preavvisare il datore di lavoro secondo le modalità e i criteri definiti dai contratti collettivi e, comunque, con un termine di preavviso non inferiore a cinque giorni indicando l’inizio e la fine del periodo di congedo. La domanda va presentata all’INPS per via telematica direttamente oppure rivolgendosi ad un patronato, o ancora tramite il contact center. Per gli approfondimenti è opportuno consultare la scheda dedicata.

Il congedo è indennizzato al 30% della retribuzione per un periodo massimo di 6 mesi (complessivi fra madre e padre) da fruire entro il sesto anno di vita del bambino.


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