Lo sviluppo psicologico del bambinoe

Lo sviluppo psicologico del bambino

Condividi con

Ci sono molte teorie sulla psicologia evolutiva e le trasformazioni mentali del bimbo nel tempo. Una delle più importanti è quella di E. Erickson che sottolinea come il bambino, sin dalla nascita, ha evoluzioni in grado di incidere sulla sua personalità da adulto.

Questo processo evolutivo è graduale ed è stimolato dai comportamenti dei genitori; per questo è importante che sin dalla nascita il bambino riceva le attenzioni e le cure che richiede e provi a vivere un legame affettivo sano.

Erickson individua otto fasi di sviluppo, dalla nascita sino alla morte. Quattro di queste, quelle su cui ci concentriamo, riguardano il periodo dell’infanzia. L’evoluzione delle fasi è strettamente connessa con la capacità di sviluppare adeguate interazioni e relazioni sociali col mondo; ciascuno degli stadi è legato a quello precedente. Durante ognuno di essi l’individuo affronta delle sfide specifiche che Erickson sintetizza con “conflitti”; se si riuscirà a affrontarli bene allora si svilupperanno qualità e competenze importanti.

Durante la prima fase dello sviluppo (fino al 18 mese circa), i bambini imparano la fiducia. Il bimbo impara a relazionarsi con l’esterno e con le figure di riferimento che si prendono cura di lui. È importante che i genitori lo espongano gradualmente al mondo, ma con sicurezza, e che il figlio ritrovi rassicurazione in loro.

Crescendo (dai 18 mesi sino ai 3 anni), il bambino acquisisce autonomia e sicurezza, poiché inizia a controllare meglio e conoscere il proprio corpo, nonchè quello che può fare e dire. A quell’età parla già, articolando delle frasi, e si muove nello spazio con disinvoltura; comincia a cercare di relazionarsi con persone all’esterno del nucleo conosciuto. L‘ingrediente necessario in questa fase è proprio la sperimentazione e il lasciarlo provare, rassicurandolo.

Dopo i 3 anni il bimbo sviluppa il senso di colpa e lo spirito di iniziativa. Questa è l’età pre-scolare, in cui inizia a fare i confronti fra pari ma anche con degli adulti diversi (es. educatrice) con la quale può fallire e/o essere rifiutato. In questo periodo si può fornire un aiuto nel cercare di fargli superare la dimensione egocentrica e comprendere cosa significa ferire gli altri ma anche recuperare la loro amicizia e la loro stima.

Verso i 5 anni (e fino alla pre-adolescenza) vi è una maturità diversa, accompagnata da laboriosità. Siamo oramai nell’ultima fase evolutiva dell’infanzia (prima del passaggio dell’adolescenza); qui la vera sfida è la capacità di prendere contatto adeguatamente con i propri limiti. Se il bambino/ragazzo non riesce ad applicarsi come vorrebbe e riuscire a farcela come gli altri, potrebbe sperimentare un sentimento di inferiorità. Il successo deriva proprio dal trovare un equilibrio che gli porterà consapevolezza e certezza di potercela fare, malgrado le difficoltà.

Come abbiamo visto, le sfide per il nostro bimbo sono importanti. Solo la vicinanza di noi genitori può aiutarlo a vincerle. Il confronto e gli stimoli forniti possono fare la differenza e aiutare a raggiungere un buon equilibrio psichico e una sana maturità.